Dai crostacei e dal legno un nuovo biomateriale per sostituire la plastica

300 milioni tonnellate, questa è la quantità di plastica prodotta globalmente ogni anno. Mentre il 10 percento di tale produzione è la quantità che si riversa negli oceani come detriti e che rappresenta una grave minaccia per l’ecosistema e la salute umana. Per tali ragioni è di vitale importanza lo sviluppo di materiali a basso impatto ambientale. Ricercatori della Penn University hanno sviluppato un nuovo biomateriale che potrebbe sostituire i rivestimenti in materiale plastico utilizzati per gli imballaggi e per altre applicazioni. Tale materiale, completamente compostabile, è un complesso di polielettroliti formato da due polisaccaridi: la cellulosa, ricavata dal legno e dal cotone, e il chitosano, che si ottiene per deacetilazione della chitina che rappresenta il principale componente degli esoscheletri dei crostacei e degli artropodi. Quest’ultimo polisaccaride si ricava principalmente, dai gusci di scarto di aragoste, granchi e gamberi consumati dagli esseri umani. Il nuovo biomateriale possiede eccellenti proprietà adesive resistenti all’acqua, oltre ad un’elevata stabilità meccanica, dovute principalmente al forte legame formato fra il chitosano e la carbossimetilcellulosa. In un lavoro recentemente pubblicato su Green Chemistry, questo biomateriale, in forma di nanofibre, è stato utilizzato per formare rivestimenti isolanti da acqua e oli, e resistenti a soluzioni di sali e solventi organici, quali toluene ed eptano.       

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